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Martedì, 23 Agosto 2016 11:52

AUMENTANO GLI IMPRENDITORI IN DIFFICOLTA'

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Imprenditori : otto su dieci trovano difficile fare impresa

Pensionati : in arrivo un'anticipazione

crisi economica

IL 78% degli imprenditori intervistati ritiene sempre più difficoltoso portare avanti la propria attività.

IL 54,3% sono gli imprenditori che vedono come prima difficoltà il livello della tassazione

 Pensionati possibilità ai lavoratori tra i 63 e i 65 anni di andare in pensione con massimo tre anni di anticipo e con penalizzazione sull’assegno.

Andiamo per ordine

Italiani popolo di imprenditori. Secondo uno studio del Centro Studi di Confindustria la percentuale di imprenditori e lavoratori indipendenti in Italia è superiore al resto dell’Europa. Per l’esattezza, i numeri rivelano un 2,2% di imprenditori e un 24,9% di lavoratori indipendenti sul totale degli occupati, quota più che doppia rispetto a Francia e Germania.

Eppure il fenomeno è in contrazione: l’Italia è al 45esimo posto per facilità di fare impresa ed il 78% degli imprenditori è concorde nell’affermare che si tratta di una condizione sempre più difficile da portare avanti.

 

Gli ostacoli? Cose sempre dette e mai cambiate in Italia. Tasse, burocrazia, difficoltà di accesso al credito quale sembra diventata una casta. Ormai le banche concedono a chi ha soldi, a chi detiene conoscenze ed in sostanza a rimetterci sono sempre le brave persone quali rimarranno con il sogno nel cassetto di un loro iniziativa mai realizzata, anche per colpa della mancanza di supporto del sistema e della politica. Forse solo durante il Governo Berlusconi vi erano segnali di ripresa, ma come ben si sa, l'Italia e l'italiano sono abituato a distruggere ciò che “inizia” a funzionare.

 

RENZI si è ormai reso un fantoccio. Ormai delusi dalle proposte di legge di stabilità in un paese a crescita zero, ormai senza grandi speranze, un debito pubblico che macina record, diversi miliardi di clausole di salvaguardia che pesano sul nuovo anno, sarà difficile che la legge di stabilità riesca a mantenere tutte le promesse fatte dal Governo.

E così la prima riforma ad essere rimandata a data da destinarsi, perché non presente nella lista delle priorità per rilanciare il Paese, è la riforma delle pensioni. Già beffati lo scorso anno, quando il Governo aveva promesso l’uscita anticipata, (ma è arrivato soltanto il part-time agevolato), anche nel 2016 i 60enni vicini alla pensione potrebbero rimanere beffati.

Il punto è che negli ultimi mesi il Governo ha messo troppa carne al fuoco, facendo promesse e ipotesi di riforme e interventi che, stando così le cose, non può mantenere. Con la crescita a zero i margini fiscali della legge di stabilità saranno risicati e si dovranno trovare le risorse per evitare l’aumento automatico dell’IVA previsto dalle clausole di salvaguardia. Poi c’è Bruxelles che lo scorso anno ha concesso all’Italia tutti i margini possibili di flessibilità confidando nella promessa mancata di rilancio del Paese; quest’anno il Governo potrebbe chiedere flessibilità per gli investimenti in grandi opere, ma difficilmente potrà tirare troppo la corda.

 

PENSIONATI - A partire dal 2017 l’APE dovrebbe dare la possibilità ai lavoratori tra i 63 e i 65 anni di andare in pensione con massimo tre anni di anticipo e con penalizzazione sull’assegno. Qui lo Stato potrebbe spendere il minimo indispensabile, circa 600 milioni, per le detrazioni per i disoccupati, sgravi fiscali per i lavoratori più poveri e la copertura assicurativa dei prestiti bancari. Ciò significa che, per esempio, per coloro che decidono autonomamente di andare in pensione anticipata sarebbe una bella fregatura, con penalizzazioni sull’assegno, secondo le stime, fino al 30%. E comunque, tutto il resto - dal bonus previdenziale per i lavoratori precoci alle agevolazioni per chi ha fatto lavori usuranti; dalla ricognizione gratuita dei contributi, a più soldi per le pensioni minime – rischia di rimanere soltanto sul libro dei sogni di sindacati e dipendenti.

 

Il rischio è che per non scontentare i lavoratori-elettori (che in autunno dovranno votare al referendum) si voglia fare una riforma a tutti i costi, ma con la minor spesa possibile, avendo come unico risultato un altro pastrocchio che non serve a nessuno.

 

In conclusione ora in Sig. Renzi ora se ne arriverà con altre “proposte di acquisto” del voto, di andarsene non ne vuole sapere nonostante le sue dichiarazioni, e noi siam certi che al referendum la vittoria del NO sarà vincente.

 

"NELLE24ORE"

Fabio Sanfilippo 

Imprenditori in difficoltà: otto su dieci trovano difficile fare impresa

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