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Giovedì, 22 Agosto 2019 14:35

Fake News - Quanto si guadagna, quali danni fai nel condividerle - 212 milioni annui

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Il mondo complesso delle fake news ad oggi indicate come bufale del web, piuttosto che arma di denigrazione falsa e talvolta gratuita.

Ma quanti soldi rende ?

 non condividere bufalenel web fabio sanfilippo

Vaccini – Autismo – Farmaceutica – Cure – Politica

Sono alcune delle categorie spesso colpite dalle fake news pertanto false notizie con lo scopo di mutarne il pensiero

In pochissimo tempo una bufala può arrivare a migliaia se non a milioni di utenti. La quasi totalità degli utenti poi, anche dopo aver scoperto che la notizia condivisa è falsa NON RIMUOVE IL LINK dal proprio profilo contribuendo cosi in maniera involontaria al proseguimento della sua diffusione.

Le fake news in una campagna elettorale od in occasione di un referendum possono portare a creare falsi ricordi e giri di denaro vertiginosi per i click portatori di sponsor e denaro.

Questo accade in particolare agli elettori dopo aver visto storie inventate, specialmente se sono in linea con il loro orientamento politico.

In contesti politici ad alto tasso di emotività, gli elettori potrebbero ricordare notizie interamente inventate. In particolare, è probabile che 'ricordino' gli scandali che si riflettono negativamente sul candidato avversario.

Quasi la metà degli intervistati ha segnalato di ricordare almeno uno degli eventi inventati; molti con ricchi dettagli. Molti non sono riusciti a riconsiderare i ricordi anche dopo aver appreso che alcune delle informazioni potevano essere fittizie. E diversi hanno raccontato dettagli che le false notizie non includevano.

Le fake news sono uno strumento potente. Possono destabilizzare i governi, spostare l’elettorato e influenzare le opinioni dei consumatori... Basti pensare come il Movimento 5 Stelle si è attivato con pagine banali quali rimandano al tempo, oroscopo, piuttosto che barzellette od altro, cosicchè al momento giusto, posto d'aver raccolto migliaia di consensi, ci infilano messaggi subliminali da campagna elettorale. Il lettore meno accorto ed avvezzo, purtroppo tanti in Italia, non rendendosene conto, ci casca in pieno ed il gioco è fatto e loro guadagnano sui click.

Gli effetti sono conosciuti. Meno lo sono i soggetti che conducono queste azioni diffondendo informazioni false da siti web e account social, fatturando migliaia di euro. Si tratta di un vero e proprio mercato, che secondo le stime del Global Disinformation Index muove 212 milioni di euro all’anno. Come? Tramite la pubblicità, piazzata sul web spesso a discapito delle aziende, che tramite i loro banner portano ingenti risorse nelle tasche di chi per profitto gioca con la verità. La cifra stimata proviene da una ricerca condotta su 20 mila siti web e, secondo un funzionario dell’organizzazione, non è che la punta dell’iceberg.

I banner che si trovano nei siti web non sono neutrali, ma personalizzati sulla base delle nostre preferenze. I dati disseminati dagli utenti sul web sono raccolti e misurati tramite categorie, tratti specifici che vengono estratti dalle informazioni sul profilo, come età, genere, localizzazione e via dicendo. Non si parla di una decina di tratti, ma di migliaia di informazioni incanalate, che possono arrivare a essere anche 52 mila. Il risultato è un’analisi accurata, che serve a delineare il ritratto dei consumatori per proporre annunci personalizzati, siano essi di natura imprenditoriale, sociale o politica. I banner sono prodotti in un lasso di tempo infinitesimale, pari a circa 150 millisecondi, lo stretto necessario per apparire una volta che la pagina web è aperta. Uno dei problemi, secondo l’organizzazione che ha condotto lo studio sulle fake news, è proprio in questa tecnica, che non lascia spazio allo screening dei siti web, permettendo che annunci pubblicitari siano messi accanto a contenuti poco appropriati o informazioni erronee.

In Canada, per esempio, un’indagine è riuscita a scoprire che dietro 7 siti web di notizie locali si nascondeva un unico account di Google AdSense, parte di un sistema ben strutturato basato in Ucraina. I siti si spacciavano per giornali provinciali per aggirare i lettori su eventi di attualità o di portata storica, come lo sbarco degli americani sulla Luna, mai avvenuto secondo la retorica complottista. I contenuti pubblicati circolavano grazie alle condivisioni delle persone e dei bot, tra cui almeno 300 di origine russa. Dietro ai siti, si è scoperto poi, c’era un ucraino che viveva grazie alle entrate pubblicitarie, che potenzialmente potrebbero aver generato circa 1.300 dollari al mese. Non poco se paragonato a un salario medio in Ucraina. Dopo l’uscita dell’articolo, Google ha disattivato l’account AdSense. Per mappare il fenomeno sarebbe opportuno istituire una lista nera di siti di fake news, ma il compito è più difficile di quello che sembra, in parte per il rischio di cadere nella censura.

 disinformazione a cura di fabio sanfilippo

Ma quali sono gli effetti della condivisione di una bufala? Eccone alcuni:

        • DIFFUSIONE DI DISINFORMAZIONE

Condividere e diffondere una notizia falsa riguardo ad una legge inesistente, ad un falso reato di cui si sarebbe macchiato un personaggio noto piuttosto chedenunciare una situazione fasulla di disagio sociale che alimenti il malcontento generale nei confronti ad esempio degli immigrati o della classe politica, crea una grande disinformazione. Le tante notizie false diffuse da false testate giornalistiche condizionano il modo di pensare ed agire di chi le legge credendole notizie vere.

        • AUMENTO DELL’IGNORANZA

Condividere e diffondere notizie false rende tutti più ignoranti (e controllabili). Chi condivide bufale è convinto di conoscere cose che altri non sanno, ma non è cosi.

        • AUMENTO GUADAGNI DI CHI LE DIFFONDE

La stragrande maggioranza dei siti che diffondono bufale guadagnano attraverso i banner pubblicitari e le nostre condivisioni non fanno altro che aumentare le visite a questi siti e di conseguenza i loro guadagni.

        • AUMENTO POPOLARITÀ  E CREDIBILITÀ DI CHI LE DIFFONDE

Molti siti diffusori di bufale impongono in maniera scorretta di cliccare “Mi Piace” alle loro pagine Facebook per poter leggere la notizia. Questo meccanismo permette loro di accumulare tantissimi like che aumentano la loro “popolarità” sul web e di conseguenza la loro visibilità sui motori di ricerca.

        • AUMENTO DEGLI “HATERS” E DELLA VIOLENZA SUL WEB

Le bufale che hanno come protagonisti particolari “categorie” di persone come ad esempio i rom, gli immigrati, gli omosessuali, i preti o i disabili spesso contribuiscono ad alimentare in modo negativo la fama di queste persone o di chi gli sta intorno alimentando cosi l’ odio ed il malcontento degli “odiatori” (haters) del web che usano queste bufale per riversare in rete tutta la loro violenza verbale (e non solo) verso le categorie che più gli sono sgradite. Diffondere e condividere bufale purtroppo alimenta anche questo terribile fenomeno della rete.

Questi sono solo alcuni degli effetti della condivisione di una bufala, per cui il consiglio che diamo resta quello di controllare sempre innanzitutto la fonte di una notizia prima di condividerla e se si scopre di aver condiviso una notizia falsa, eliminarla dai nostri profili per evitare di essere parte del meccanismo di diffusione.

Nelle24Ore, a cura di Fabio Sanfilippo

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